Netflix con Stranger Things ci spiega il valore storico dei marchi

(Netflix)

Si cerca spesso di affrontare il tema del valore storico dei marchi allargandolo non solo ai brand premium che già fanno della loro storia un valore aziendale (la moda e le auto, per esempio) ma anche a marchi più nazionalpopolari che nella loro storia trasmettono famigliarità e intimità. Non è sempre facile né immediato farlo sopratutto perché si parla di qualcosa che è intangibile anche se ha un valore economico non indifferente.

Ecco, questa volta in soccorso arriva Netflix! Sì, la tv del futuro per antonomasia. Quella che sovverte le regole del gioco e che sembra destinata a far cambiare, assieme agli altri competitor (Amazon Prime, Hulu, ecc…), le regole della fruizione dei contenuti. Netflix ha messo in pratica almeno un aspetto dell’ecosistema del valore storico del marchio nella ormai celebre serie tv Stranger Things: essere un marchio in qualche misura iconico.

Nella terza stagione, ambientata come le prime due negli anni Ottanta, in onda dal 4 luglio, sono presenti ben 75 marchi che hanno “collaborato” direttamente con Netflix per ricreare in maniera più fedele possibile l’ambientazione anni ’80 della serie Tv. Dei 75 marchi presenti nella serie tv, 10 godono di una grande visibilità: Coca-Cola, Cadillac, Chevrolet, Casio, 7-Eleven, Sharp, Adidas, Pentax, Reebook e Burger King (fonte Concave Brand Tracking). C’è anche un marchio italiano nella lista: Ariostea, azienda di ceramica, sponsor negli anni ’80 di una squadra di ciclismo. Il capellino con il logo della società italiana è indossato da uno dei protagonisti della serie Tv, Lucas. Nella quarta puntata, sempre secondo Concave Brand Tracking, è il marchio con più esposizione.

L’attenzione dei media, partendo dal New York Times , è andata ovviamente al valore economico che la serie tv porta al marchio oggi se però si allarga il ragionamento emerge un altro aspetto: il valore acquisito da questi marchi proprio per la loro storia. La presenza di quel determinato marchio, in quel periodo storico, in cui ha evidentemente esercitato una influenza più o meno di massa, è sufficiente per accrescerne il valore anche dal punto di vista storico. Poi certo c’è l’aspetto strettamente economico: due generazioni, Millenials e Centennials, che vengono avvicinati a marchi esistenti.

E’ la trasposizione, con le proporzioni e tutti i distinguo del caso, odierna della San Pellegrino nel film la Dolce Vita. E sopratutto è un invito a riflettere ancora una volta sul valore che il trascorrere del tempo dà ad un determinato marchio. Valore che non deve essere strettamente letto come il determinato oggetto da esporre nel museo perché magari in un futuro proprio la serie tv sarà un oggetto nella collezione aziendale. Ma un valore costruito sull’essere stato protagonista più o meno importante di un determinato periodo.

Precisazione. Parlando di Netflix e di una serie tv vista da milioni di persone nel mondo i livelli si intrecciano tra il marketing, la comunicazione, il lancio di prodotti promozionali collegati, la stessa promozione della serie (Netflix ha “brandizzato” Italia Uno per una intera giornata!). Ed è evidente che questo ragionamento è marginale rispetto al giro d’affari in gioco. Ma ha una sua ragione e serve a sottolineare come anche una serie tv di questa portata, per le cifre economiche e per i numeri del pubblico, diventa utile per parlare del valore storico di un marchio e dare un motivo in più per valorizzarlo.

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