Tenuta di Marinella Sarzana

La Tenuta di Marinella di Sarzana, con il suo borgo di agricoltori, è un esempio di villaggio agroindustriale Ottocentesco rimasto pressoché intatto per oltre 70 anni. La struttura, le piazze, le strade e le abitazioni sono rimaste immutate nel tempo e oggi hanno un particolare fascino che le rende uniche, almeno a livello nazionale.

Fino a pochi mesi fa la Tenuta era operativa e produceva il Latte Marinella, oggi è sul mercato dopo un 2017 costellato da ipotesi di cessioni per salvaguardare i posti di lavoro e la storica azienda (leggi qui) sino alla definitiva chiusura dell’azienda agricola (leggi qui).

Sul mercato immobiliare la Tenuta si presenta con caratteristiche molto interessanti. A poche centinaia di metri dalle spiagge di Marinella di Sarzana, a 30 km dalle Cinque Terre, a 50km dall’Aereoporto di Pisa e a 100 km da Firenze e Genova. A 2 ore e mezzo da Milano e alle porte della Pianura Padana. 

Inoltre la Tenuta, il cui sviluppo è di decine di ettari, ha ampi terreni coltivabili anch’essi a ridosso della linea del mare e senza costruzioni adiacenti. Un piccolo angolo di campagna incastonato tra le Alpi Apuane (le cave di Carrara distano meno di 10km) e il Mar Ligure.

LA STORIA.

Ciò che però rende particolare e accresce il valore della Tenuta è la sua storia, soprattutto quella tra fine Ottocento e prima metà del Novecento.

L’area della Tenuta era parte della colonia romana di Luni, oggi Museo Nazionale (link). La stessa area degli scavi è storicamente appartenente a Marinella anche se oggi autonoma e del comune di Luni.

A metà Ottocento la Tenuta, già in possesso della famiglia Fieschi di Genova, fu acquistata dalla ricca famiglia dei Fabbricotti, potenti industriali del marmo di Carrara. Carlo Fabbricotti fece importanti investimenti su tutta l’area: bonificò decine di ettari di terreno paludoso, acquistò la fascia costiera dal demanio, installò potenti idrovore e iniziò le coltivazioni di vite, di frutta e di verdura. Ma cosa più importante investì nella costruzione di un villaggio agroindustriale partendo dalla fattoria che acquistò e ampliando con la costruzione di due piazze e decine di edifici sia per salariati sia per mezzadri.

L’opera fu poi proseguita dal figlio Carlo Andrea che, prese le redini dell’industria dal padre, continuò negli investimenti arrivando a far vivere nel villaggio più di 400 persone tra mezzadri, salariati e personale di supporto all’attività della tenuta (falegnami, muratori, barbiere, bottegai, ecc). La famiglia Fabbricotti investì nella tenuta più di quanto avrebbe ottenuto ma la grande disponibilità economica, dettata da una posizione di primo piano nel commercio mondiale del marmo, permise di finanziare interamente un “piccolo mondo” del tutto autonomo dalle vicine Carrara e Sarzana.

Negli anni ’30 del Novecento, in pieno regime fascista, lo scontro personale tra Carlo Andrea Fabbricotti e il ministro carrarese Renato Ricci portò al fallimento della potente industria marmifera di famiglia e alla messa all’asta anche della tenuta che passò alla Banca Monte dei Paschi di Siena.

Una curiosità: tra i prodotti caseari della gestione Fabbricotti vi era anche il Parmigiano Reggiano che veniva prodotto a Marinella con le tecniche emiliane.

IL POTENZIALE.

Oggi la Tenuta sarebbe un modello di sviluppo economico, culturale e turistico formidabile. Racchiude un potenziale invidiabile sotto molti punti di vista. Mi voglio però in questa circostanza soffermare solo su uno: il villaggio agroindustriale. Il potenziale di un intero villaggio rimasto immutato nel tempo è tutto lì, nelle sue piazze, nelle sue strade e nei palazzi costruiti a fine Ottocento dai Fabbricotti con stipiti e bagni in marmo. L’autenticità del made in italy agricolo a qualche decina di passi (letteralmente) dal mare. E a pochi minuti dalle altre bellezze ambientali e artistiche che offre il nord della Toscana e il levante ligure.

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