Damnatio Memoriae: i Fabbricotti a Carrara

(Credits Museo Carmi)

Nel giorno in cui si inaugura il Carmi (Museo Carrara e Michelangelo) nella Villa Fabbricotti a Carrara si impone una riflessione sulla condanna alla “Damnatio memoriae” che la città ha inflitto alla famiglia Fabbricotti, per più di un secolo protagonista assoluta dell’economia e della società carrarese.

Una condanna che inizia nel 1934 con il fascismo locale che vince lo scontro con Carlo Andrea Fabbricotti e che prosegue anche in età Repubblicana.

Una condanna totale che ha portato a cancellare la memoria della famiglia nonostante ancora oggi le tracce dei Fabbricotti siano molto evidenti in città. E’ un esempio la villa che oggi ospita il Museo che è stata costruita dalla famiglia Fabbricotti a fine Ottocento come residenza per Bernardo, zio di Carlo Andrea, mercante di marmo nella piazza londinese dove gestiva la succursale dell’azienda di famiglia.

Due casi emblematici: Marinella di Sarzana e il Museo San Giorgio di La Spezia.  La condanna alla damnatio memoriae ha riguardato tutto ciò che i Fabbricotti avevano costruito in tutto l’Ottocento e primi decenni del Novecento. Di qualcosa si è mantenuta qualche traccia come appunto per la Villa Fabbricotti, di altro invece si è cancellato tutto o quasi.

Marinella di Sarzana. La famiglia a metà Ottocento acquista una ampia fascia di terra nella piana di Luni, il cui toponimo è Marinella, e vi costruisce un raro caso di villaggio agroindustriale che arriva ad avere una popolazione di centinaia di persone tra mezzadri e salariati. Una tenuta che si sviluppa per oltre 400 ettari. Qualcosa di unico se poi consideriamo che ancora oggi il nucleo del villaggio è esistente e ancora abitato da eredi. Con il fallimento del ’34 la tenuta passa alla Banca Monte dei Paschi di Siena. E cala così la scure su tutto ciò che hanno fatto i Fabbricotti e sull’importanza del villaggio. Oggi viene chiamato, con un errore da penna blu, “Borgo di Marinella”. Semplicemente inspiegabile.

Collezione archeologica. I Fabbricotti possedevano ampi terreni nella piana di Luni dove oggi sorge il Museo archeologico nazionale contribuirono in maniera decisiva agli scavi archeologici (“Sul finire del secolo, Carlo Fabbricotti, industriale del marmo, conduce esplorazioni sia all’interno della città, sia all’esterno delle mura, liberando dalle macerie l’anfiteatro e restaurandone le strutture” 1) e formarono una importante collezione privata archeologica nella villa del Colombarotto (oggi è la sede del Commissariato di Polizia) in centro a Carrara. A questi ritrovamenti viene aggiunta la collezione del marchese Gropallo. Nel 1939 la collezione viene venduta a La Spezia e diventa il “nucleo fondante delle raccolte attualmente esposte presso il Museo Civico “Ubaldo Formentini”” 2 al Castello San Giorgio della Spezia. Ma questo non viene ricordato al punto che neppure nel sito ufficiale del Museo nella sezione Storia c’è un richiamo a ciò 3.

Una condanna pressoché totale che adesso, a distanza di 84 anni, sarebbe il caso di cancellare e ridare la giusta dignità ad una famiglia borghese che, nel bene o nel male, ha segnato la storia di Carrara per quasi 100 anni.

  1. Storia delle ricerche – Sito Museo Nazionale
  2. Storia delle ricerche – Sito Museo Nazionale
  3. sito ufficiale

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