Nel febbraio 2025 si è insediata alla Camera dei Deputati la Commissione d’inchiesta “sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto”. Primo segnale che sta entrando nell’agenda politica nazionale il tema della demografia ma è ancora poco rispetto alle prospettive che vengono indicate da più fonti e più analisti. Lo scenario a 10-30 anni è preoccupante per la tenuta socio-economica del paese se non interverranno riforme strutturali e nuove forme di cittadinanza.

Il trend inarrestabile.

A livello globale la popolazione aumenterà nei prossimi decenni passando dagli attuali quasi 8,2 miliardi di persone del 2024 a circa 10,3 miliardi a metà degli anni ’80 del 2000. Due miliardi di persone in più nei prossimi 60 anni con una crescente pressione demografica in alcune aree del pianeta rispetto ad un calo in altre zone. Un trend praticamente inarrestabile con ripercussioni economiche e sociali non indifferenti in tutti i continenti e con conseguenti e inevitabili pressioni migratorie. Con dati sociali preoccupanti. Da una stima di un 1 miliardo di persone, il 15 per cento della popolazione globale, che ha avuto almeno una condizione di disabilità nel corso della propria vita, ad una stima di circa mezzo milione di nascite tra ragazze di età compresa tra i 10 e i 14 anni, e 12,8 milioni di nascite tra adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Numeri sostanzialmente preoccupanti. Anche perché la crescita della popolazione mondiale ha sostenuto ritmi esorbitanti passando da circa 1,7 miliardi di persone nel 1900 a 6,2 miliardi nel 2000. E in prospettiva a 10,3 miliardi nel giro di altri 80 anni. Si prevede che l’Africa subsahariana vedrà un aumento significativo della popolazione, con una crescita stimata del 79% a 2,2 miliardi entro il 2054 e potenzialmente raggiungendo i 3,3 miliardi entro la fine del secolo.

Scenario in Italia e in Europa.

Le proiezioni dell’ISTAT indicano un declino continuo della popolazione residente in Italia: da circa 59 milioni all’inizio del 2023 a 58,6 milioni nel 2030, 54,8 milioni nel 2050 e 46,1 milioni nel 2080. Parallelamente, si prevede un significativo invecchiamento della popolazione, con un aumento del rapporto tra individui in età non lavorativa (0-14 e 65 anni e oltre) e quelli in età lavorativa (15-64 anni), che passerà da circa tre a due nel 2023 a circa uno a uno nel 2050. L’età media della popolazione italiana è destinata a salire a 50,8 anni entro il 2050, con una media ancora più elevata nel Sud Italia (51,5 anni), evidenziando un processo di invecchiamento più rapido in quest’area. L’aumento dell’aspettativa di vita e l’instabilità matrimoniale porteranno a un incremento del numero di persone che vivono sole, stimato al 15% nei prossimi 20 anni. Al contrario, si prevede una diminuzione delle famiglie composte da coppie con figli, che potrebbero scendere a meno di un quarto del totale entro il 2043. L’Italia ha già una delle età medie più alte al mondo, attualmente 46,4 anni. Entro il 2050, si stima che le persone di età pari o superiore a 65 anni potrebbero rappresentare il 34,5% della popolazione totale, mentre la fascia di età superiore agli 85 anni è destinata a quasi raddoppiare, passando dal 3,8% nel 2023 al 7,2% nel 2050. Il numero di nati è calato drasticamente da 577.000 nel 2008 a 380.000 nel 2023. Il dato è ulteriormente peggiorato nel 2024 raggiungendo il minimo di 1,18 figli per donna pari a 370mila nascite.

Elaborazione dati ISTAT

A livello europeo, le proiezioni di Eurostat indicano una leggera crescita della popolazione dell’UE fino al periodo 2026-2029, con un picco di 449,3 milioni, seguita da un graduale declino a 441,9 milioni entro il 2050 e a 419,5 milioni entro il 2100. Si prevede un aumento significativo dell’età mediana della popolazione europea, da 44,4 anni nel 2022 a 50,2 anni nel 2100. La quota di bambini (0-14 anni) è destinata a diminuire, mentre la percentuale di anziani (65 anni e oltre) è prevista in forte crescita, raggiungendo il 32,5% entro il 2100. ntro il 2050, si prevede che la popolazione in età lavorativa diminuirà in 22 dei 27 paesi dell’UE.

A livello mondo ci sono effetti da tenere in considerazione. A partire dalla Cina che secondo le proiezioni è in una fase di declino significativo dopo aver raggiunto il suo picco nel 2021. Le Nazioni Unite prevedono che la popolazione cinese diminuirà da 1,426 miliardi nel 2022 a 1,313 miliardi nel 2050 e scenderà sotto gli 800 milioni entro il 2100. Si stima che l’India abbia superato la Cina come paese più popoloso del mondo nel 2022. La Cina sta vivendo un rapido invecchiamento della popolazione, con la percentuale di persone di età pari o superiore a 60 anni che dovrebbe raggiungere il 30% entro il 2035.

Gli Stati Uniti d’America, invece, riescono a mantenere un saldo positivo e uno scenario più positivo. La popolazione dovrebbe continuare a crescere nei prossimi decenni, sebbene a un ritmo significativamente più lento rispetto al passato. Lo US Census Bureau prevede che la popolazione raggiungerà i 341,1 milioni entro la fine del 2024 , i 349 milioni nel 2030 e i 371 milioni nel 2050. La Congressional Budget Office (CBO) stima una crescita leggermente superiore, con 350 milioni nel 2025 e 372 milioni nel 2055. Tuttavia, il tasso di fertilità totale è sceso a un minimo storico di circa 1,6-1,7 nati per donna e si prevede che rimarrà relativamente stabile. Anche la popolazione statunitense sta invecchiando, con un aumento significativo del rapporto tra anziani e persone in età lavorativa. Entro il 2030, si stima che una persona su cinque avrà più di 65 anni. Ciò che permetterà, a differenza di Europa e Cina, di mantenere un saldo della popolazione positivo è l’immigrazione. Si prevede che l’immigrazione netta diventerà il principale motore della crescita demografica.

Decision makers pubblici

L’analisi demografica non può più essere esclusa dalle azioni dei decision makers italiani. Le prospettive di un calo della popolazione, se non sarà compensato da forme di immigrazione, costringerà a ridisegnare i servizi pubblici, senza addentarci in dinamiche di contabilità di Stato e del sistema pensionistico. Non solo. Innumerevoli attuali scelte hanno un arco temporale di azione sempre più ristretto perché la curva demografica è in repentino calo al punto che si possono vedere gli effetti in maniera tangibile e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Già adesso si devono fare i conti con un calo, in poco più di 30 anni, della popolazione in età lavorativa dal 69% del 1992, picco storico, frutto del baby boom dei primi anni Sessanta, all’attuale 63.5% (era il 64.9% solo nel 2013). Dunque molte scelte che vengono fatte adesso non possono prescindere da questi scenari il cui correttivo può venire solo da un afflusso di immigrazione positivo. Gli USA attualmente hanno il 65% della popolazione in età lavorativa e si prevede calerà al 58% nel 2085. A fronte di questo scenario i decisori pubblici hanno davanti due linee parallele: la necessità di contenere il calo demografico e dell’età lavorativa e il necessario aumento dei servizi per la popolazione anziana. In sostanza gli investimenti di oggi già a partire dal breve termine, 10-15 anni, devono tenere conto di queste due direttrici per risultare essere efficaci.

Decision makers privati

Analoga situazione riguarda i decision makers privati che, senza entrare in dinamiche di mercato nè strettamente economiche, le quali già tengono conto di questi trend (si pensi tutta la silver economy), dovranno confontarsi con dinamiche dell’offerta di lavoro, della popolazione attiva e dei relativi servizi in costante calo. Scenari che non sono più remoti ma che iniziano fin da subito ad emergere. Il fenomeno del mismatching sul lavoro diventerà sempre più strutturale a fronte di questi andamenti demografici così come le necessità del mondo del lavoro cambieranno con una velocità repentina rispetto ad un trend positivo come si è assistito, sostanzialmente, fino agli anni Duemila.

La silver economy è l’insieme delle attività economiche rivolte agli over 60. Siamo di fronte ad un mercato in espansione per sanità, turismo senior, assistenza e servizi personalizzati. Ad esempio, 100 miliardi di euro all’anno, con una crescita stimata del 5% annuo.