Saper fare italiano

Saper fare italiano

Il “made in Italy” riguarda una ampia gamma di prodotti italiani: dal cibo alla manifattura passando per la meccanica e il vino. E così via. L’elenco è lungo e non si può ridurre solo a delle voci merceologiche perché ognuna ha delle sue specificità e caratteristiche in cui il “made in italy” viene declinato. E sono molteplici gli strumenti attivati da enti pubblici e privati attraverso bandi, finanziamenti e eventi per promuoverlo. Un sistema non sempre interconnesso e che appare frammentato comunque lontano da essere un ecosistema con tutti gli attori coinvolti proprio perché è ragionevolmente difficile unire la metalmeccanica alla moda, tanto per fare un esempio. E c’è un rischio: Abusare della dicitura “made in Italy” per qualsiasi prodotto fabbricato o progettato in Italia come se bastasse per differenziarsi.

IL SAPER FARE ITALIANO. Anche se può sembrare simile il “saper fare italiano” è un concetto diverso che non si rivolge tanto al prodotto finito quanto a tutta la fase di produzione e alle peculiarità che in quel settore l’Italia può esprimere eccellenza. La replicabilità così come la delocalizzazione della produzione sono realtà con cui confrontarsi ed è il motivo per cui non è tanto il prodotto a differenziarsi quanto il brand, la qualità del prodotto e le capacità di manifattura e/o progettazione. Può riguardare una singola azienda, un distretto produttivo o un territorio. D’altronde non è più un singolo prodotto, tranne alcuni casi, a fare la differenza quanto l’insieme delle capacità espresse dall’azienda o dal territorio.

IL CASO DELLA NAUTICA. La nautica è un chiaro esempio di “saper fare italiano” dove certo emerge il singolo prodotto o il singolo brand ma il sistema ad esprimere numeri eccezionali. Nel report di Federagenti presentato nel maggio 2019 l’Italia è emersa come leader mondiale con un fatturato di 4 miliardi di euro e sopratutto con la quota di grandi imbarcazioni italiane nel mondo pari a 1660 su 5373. E’ la competenza, l’eredità di una tradizione, l’eccellenza nella progettazione e il valore delle maestranze a rendere unica la nautica italiana nel mondo. Tutto questo si riassume nel “saper fare italiano” poi il singolo prodotto è certamente “made in italy” ma sono su due livelli distinti.

LE FABBRICHE DELLA MODA IN TOSCANA. Ancora un esempio di “saper fare italiano” riguarda la recente apertura di nuovi siti produttivi delle grandi firme della moda internazionale in Toscana. Louis Vuitton produrrà direttamente borse in Toscana a Regello, Fendi aprirà un nuovo stabilimento a Bagno a Ripoli con un investimento di 40 milioni di euro e ancora ci sono in programma aperture di nuovi stabilimenti o ampliamenti. Ancora nuovamente la differenza tra il prodotto “made in Italy” e le capacità, in questo caso unita alla vocazione, di un territorio definibile come “saper fare italiano”.